05 agosto 2026
Libro II - Capitolo 3 (Etichette vs Libertà)
Se il mio obiettivo è ormai quello di aiutare le persone a trovare il loro modo per realizzare i propri sogni e obiettivi, la sfida più grande contro cui mi sto imbattendo è…

Se il mio obiettivo è ormai quello di aiutare le persone a trovare il loro modo per realizzare i propri sogni e obiettivi, la sfida più grande contro cui mi sto imbattendo è quella delle etichette.
Mi sto appassionando tanto a questo argomento e più mi ci addentro e più capisco quanto rappresenti per me la strada che voglio seguire e anche quanti errori a proposito io abbia commesso in passato.
Non che adesso non ne faccia più, anzi, ma è molto più facile accorgermene e ritornare in carreggiata.
Di cosa si tratta?
Una delle prerogative della stragrande maggioranza degli esseri viventi è quella di relazionarsi ad altri individui - soprattutto della propria specie - fondamentalmente per aumentare le probabilità di sopravvivenza.
Il senso di appartenenza è una delle condizioni più ricercate nel genere umano.
Non ho idea se sia stata questa necessità che ha portato alla creazione di veri e propri requisiti per poter essere accettati nei vari gruppi, ma l’unico pensiero che ho è che la cosa è decisamente sfuggita di mano.
Probabilmente per facilitarci la vita, è comodo dividere ciò che incontriamo sul nostro percorso in determinate categorie, ma nel momento in cui ci si identifica in quest’ultime iniziano i problemi.
NOI TUTTI SIAMO MOLTO DI PIÙ DI QUALSIASI DEFINIZIONE CI POSSA VENIRE IN MENTE!!!!!
Per hobby, obbligo o necessità, siamo student*, sportiv*, ingegner* e così via, poi siamo bell*, brutt*, simpatic*, antipatic* e le divisioni sono quasi infinite.
Sono condizioni molto più vecchie di noi, poste da qualcun altro e le troviamo già pronte per classificarci a dovere immediatamente dopo la nascita. Sono convenzioni che altri prima di noi hanno rispettato per non sconvolgere l'ordine delle cose, per paura di essere autentici o, per restare in tema, per non venire inseriti nella categoria dei “DIVERSI”.
Pensiamo che l'etichetta che abbiamo scelto sia quella che ci risolverà la vita, che ci aprirà le porte e ci sosterrà, ma in verità ci stiamo solo tarpando le ali.
Nel momento in cui una persona si identifica in qualcosa si limita e inizia a perdere la propria libertà, inizia a non vedere le proprie potenzialità che lo rendono unico e irripetibile e soffre della mancanza dell’infinità di occasioni che la vita può regalargli.
Nel mio caso, da piccolo per essere apprezzato pensavo di dover guadagnare l’etichetta di “BRAVO”, che sbagliare voleva dire deludere gli altri e quindi dovevo vivere secondo uno standard di perfezionismo impossibile da sostenere sul lungo periodo.
Nel mondo del lavoro, qualsiasi esso sia, è praticamente impossibile che il prodotto del proprio impegno non venga giudicato da altre persone (che sia la vendita di un prodotto, un articolo scritto, una partita giocata come nel mio caso, ecc) e semplicemente questa necessità di essere etichettato “BRAVO” in ogni occasione mi ha messo sempre molta pressione.
Io ho imparato che la vita sia un percorso di crescita.
Sono convinto che ci venga dato del tempo e che in questo tempo possiamo usare tutte le esperienze possibili per concentrarci sulla nostra evoluzione personale.
Pensiamo un attimo a tutte quelle persone che hanno alzato l’asticella, non solo a livello individuale, ma anche a livello mondiale; sto parlando di invenzioni, scoperte, record sportivi, imprese prima ritenute impossibili.
In quel preciso istante tutte queste persone hanno cambiato una credenza, una convenzione generale a cui i meno coraggiosi (quasi tutto il resto degli esseri umani) avevano deciso di aderire senza mettere in discussione.
Hanno abbandonato il “NORMALE”, ascoltando loro stessi e le proprie ambizioni, hanno lavorato duramente perchè le etichette non facevano per loro e ne sono usciti vincitori.
Sono esempi che tutti conosciamo, che tutti ammiriamo ma che poi non seguiamo perché è più facile dare merito al caso, al talento, alla ricchezza di famiglia, al clima…
Invece la lezione che io voglio tenere stretta e diffondere è
“abbiate il coraggio di seguire i vostri desideri, i vostri sogni! Non dobbiamo tutti diventare celebrità, ma dobbiamo essere SODDISFATTI, consapevoli di potere prendere in mano le cose e di poterci provare fino alla fine, perché se si fa, qualcosa lo si ottiene sempre.
L’alternativa è accodarsi al gruppo, acquisire la propria etichetta e vivere al minimo delle proprie possibilità.
E poi se non dovessimo ancora essere soddisfatti?
Continuando a provare e a scoprire aspetti di voi che non conoscevate rafforzerete costantemente la vostra autostima e la convinzione che potete andare dove volete grazie a quello che siete e cadrete sempre in piedi!”
La nota positiva che mi piace cercare è che da questo punto di vista, nonostante tutte le critiche che si possono fare, il presente ci sta portando verso un futuro più variegato.
Le nuove generazioni sono immerse fino al collo nel sistema delle etichette, ma ne stanno creando talmente tante di nuove che spero questo processo possa finalmente trasformarsi nella libertà di appartenere a qualsiasi categoria si voglia, facendo scomparire i confini.
Chi sarà capace di acquisire il coraggio di essere libero di esaltare la propria unicità, sarà capace anche di alzare nuovamente l’asticella generale, magari influenzando sempre di più anche chi gli sta intorno!