05 agosto 2026
Capitolo 4 (Insegnamento numero 1: abbandonare le aspettative!)
Finalmente, a forza di sbatterci la faccia, una crepa ha lasciato filtrare un prezioso insegnamento: ABBANDONARE LE ASPETTATIVE, MIE E DEGLI ALTRI. Mi spiego. Il primissimo insegnamento ricevuto è…

Finalmente, a forza di sbatterci la faccia, una crepa ha lasciato filtrare un prezioso insegnamento:
ABBANDONARE LE ASPETTATIVE, MIE E DEGLI ALTRI. Mi spiego.
Il primissimo insegnamento ricevuto è stato questo.
Difficile da capire in quel momento perché senza le dovute conoscenze non ero capace di approfondire i dettagli.
Avevo passato gli ultimi 10 anni della mia giovanissima vita ad alimentare sogni, ad immaginarmi fortissimo, un campione ammiratissimo nei migliori club d’Europa.
Sono sempre stato molto bravo a creare le mie storie.
Me le raccontavo in continuazione, specialmente la sera prima di addormentarmi, precisissime e perfette in ogni particolare.
Quando poi mi ritrovavo ad allenamento o a giocare con i miei amici le mie mosse si rifacevano a quei pensieri, libero, ma già voglioso di testare le mie capacità e impaziente di volare alto.
Ero molto bravo.
Senza saperlo usavo tecniche di visualizzazione con grandissima facilità.
Effettivamente ora che ci penso ero più capace di adesso.
Comunque dopo tutto questo tempo a pianificare con tutto me stesso, con tutte le mie energie, devo abbandonare le aspettative?
Devo rinunciare ai miei obiettivi?
Impossibile.
Dovevo capire meglio cosa volesse significare questa nuova idea e sono partito da questa distinzione.
Gli obiettivi sono il “navigatore” della nostra vita.
Un obiettivo è evoluzione.
Grazie a loro, impostiamo una rotta ben precisa, ordiniamo i pensieri e diventiamo consci delle azioni necessarie per raggiungerli.
Tutto diventa più facile.
Con le aspettative invece no.
Le aspettative sono solo speranze.
Sono pensieri complessi, storie vere e proprie riguardo a ciò che potrebbe succedere in futuro, non tengono conto di tutte le possibili variabili esterne a noi e non abbiamo la possibilità di controllarle.
Aspettarsi che un evento vada bene non ci dice nulla su quello che possiamo fare per prendere in mano la situazione, avere un obiettivo personale invece non lascia alcun dubbio sulla direzione da prendere.
Sembra riduttivo, ma ho imparato a dividere la mia vita semplicemente in situazioni che posso controllare e in altre che devo accettare per quelle che sono.
Può non piacere, ma questa è una grande verità che cambia radicalmente il modo di vedere le cose e non vuol dire che si è destinati a subire senza via di scampo, ma al contrario, ci lascia ancora la capacità di controllare qualcosa: le modalità di reazione.
Non posso controllare quello che vuole un’altra persona, ma posso decidere se è utile per me ed eventualmente farla.
Nel periodo precedente a questa vera e propria rivelazione, come spiegato in precedenza, vivevo assecondando le aspettative dei miei allenatori.
Volevano che io giocassi bene.
Volevano che non sbagliassi.
Volevano che non chiedessi soluzioni preconfezionate, ma che poi sapessi risolvere le varie situazioni di gioco.
Volevano che fossi più grosso.
Grazie al cazzo.
Avrei voluto essere tutte queste cose già da solo. E questo era il problema.
Per tanto tempo, ascoltando le loro aspettative ho dimenticato di preoccuparmi di quello che io volevo, di quello che mi serviva e cosa ancora più importante, di quello che ero.
Le loro aspettative erano diventate le mie e sono entrato senza accorgermene in un ambito fuori dal mio controllo in cui gli sforzi, per quanto innumerevoli, portavano esattamente nella direzione opposta rispetto a quello che tutti dovrebbero perseguire: la valorizzazione di sé stessi.
Solo grazie alle proprie caratteristiche uniche si può aspirare a diventare qualcuno e io allora, insieme al 90% dei miei allenatori, ero lontano anni luce da questa massima.
L’insegnamento dunque era nato dentro me e più o meno capito, ora non restava che metterlo in pratica con un importante dettaglio da evidenziare.
I giudizi fanno parte della vita. A volte sono molto utili e a volte decisamente non richiesti.
La reazione all’inevitabile giudizio o aspettativa altrui quindi, era di mia assoluta proprietà e avrei sempre potuto scegliere la direzione da seguire.
Agire cercando di compiacere i miei “superiori” per paura di non essere selezionato non mi garantiva nessunissimo vantaggio e, al contrario, mi aveva portato lontano dalla soluzione finale.
Essere me stesso, giocare per divertirmi vivendo ogni situazione nel presente invece, avrebbe sicuramente creato una consapevolezza diversa e anche un risultato decisamente diverso.
E cosi è stato, nel corso degli anni, grazie al duro lavoro e ad altri preziosissimi insegnamenti chiamati ESPERIENZA.
“Lascia stare le aspettative degli altri, ascolta sempre una critica che può permetterti di migliorare, ma valuta sempre se è fattibile per il tuo modo di essere. In ogni caso avrai sempre la facoltà di decidere in che modo lavorare.”